I gioielli scomparsi

 Mario e Sandra, sulla loro auto, erano stati investiti da un pirata della strada che non si era fermato. Lei era stata ricoverata con contusioni multiple, ma non aveva mai perso conoscenza. Quando aveva capito che il marito invece era morto, Sandra aveva urlato, aveva avuto crisi di disperazione, poi si era chiusa in se stessa.
Tornò a casa con il figlio Alberto, al seguito di una lugubre cassa funebre. Quella sciagura era stata un’esperienza sconvolgente e la poverina aveva ancora delle ecchimosi nel volto, camminava a stento perché avvertiva dolori ovunque. Sapeva di aver perso il marito per via della dabbenaggine umana e provava un risentimento profondo, si sentiva svuotata e incapace di reagire. Pensava che raramente alla crudeltà umana manchi l’insensibilità, infatti, nel caso di Mario, alla negligenza si era accompagnata l’indifferenza: era stato vittima della malvagia idiozia di uno sconosciuto che difficilmente sarebbe stato identificato e punito.
I suoi cari amici Nino e Rita le erano stati accanto e avevano cercato di confortarla, ma Sandra era intontita e confusa, a stento ricordava le cose e aveva lo sguardo vacuo e spento.
Nino aveva partecipato alle esequie e aveva visto Alberto, figlio del defunto, affranto dal dolore; il ragazzo si disperava per la perdita di quel padre sempre affettuoso e premuroso.
La madre lo trovò mentre piangeva in silenzio.
-Basta figlio mio, non piangere più, questo dolore ti ucciderà! -
-Parli proprio tu mamma, che sembri un fantasma.  -
-Devo continuare a vivere per te. Sono viva e avrai sempre una madre. -
 -Sì, ma mio padre era unico. Era il mio punto di riferimento, il mio idolo! -
-Coloro che amiamo non muoiono mai, Alberto. Tuo padre sarà sempre con te perché sarà vivo nel tuo cuore. E’ una frase fatta, ma è la verità e se guarderai dentro di te, lo ritroverai sempre. - Alberto aveva ricordato: - Quando avevo quindici anni, collezionavo monete antiche e moderne di tutto il mondo. Ero divenuto un esperto numismatico e avevo una collezione di un certo valore. Papà la fece sparire perché tralasciavo di studiare. Per me, tutto quello che diceva, era sacrosanto. Voleva che diventassi avvocato e così ho fatto. Ma a proposito, sai per caso dove aveva nascosto la mia collezione? -
 -No Alberto, mi spiace, in tanti anni non me l’ha mai detto. Adesso che ci penso, non ricordo neppure dove disse che aveva nascosto i miei gioielli. -
- Cosa? E dove sono? Li hai trovati? Avevi dei grossi brillanti della nonna. -
 -No, non li ho ancora trovati. Tuo padre era abilissimo a far scomparire ogni cosa, mi aveva detto di averli nascosti per prudenza, ma non ricordo in che posto mi disse.  -
 -Sei ancora provata dal dolore e dal trauma. Vedrai che a poco a poco ricorderai e comunque cercheremo. -
Trascorsero invece i giorni e Sandra non ricordava, per di più il figlio aveva cercato in tutta la casa senza trovare nulla.
Una sera gli amici Nino e Rita li andarono a trovare. Tra una discussione e l’altra, venne fuori la faccenda dei gioielli scomparsi. Sandra asseriva che si trovavano in casa, ben nascosti e introvabili, poiché la mente genialoide del suo povero Mario era capace di escogitare i nascondigli più impensati.
Alberto dal canto suo, aveva cercato negli angoli più remoti dell’appartamento mettendolo a soqquadro.
-Ma cosa ti ha detto prima di partire?- chiese Nino -Ti ha detto che li avrebbe messi in cucina, in bagno, nello spogliatoio, dentro il forno? Di un posto ben preciso avrà pur parlato! -
 -Sì, certo, ma è proprio quello che non riesco a ricordare! -
 - Ascolta Sandra, qual è il posto più strano di questa casa? Un luogo impensabile?  -
-Oh! Ma che ne so! Se lo sapessi, se ricordassi, sarei già andata a recuperare i miei gioielli che sono tutti di enorme valore. -
 -Io ho cercato pure in cantina tra le bottiglie e in soffitta tra le scartoffie- aveva detto Alberto, - e poi ho guardato nei ripostigli e negli angoli più nascosti. -
 -E io, povera me, ho setacciato tutti gli armadi e i cassetti di questa casa- aveva soggiunto la madre.
L’amico Nino adesso pareva assorto, aveva lo sguardo lontano e non li ascoltava più. Mario era stato suo amico, lo ricordava sornione e pronto all’ironia, spesso intento a costruire modellini di navi e velieri. Una volta gliene aveva regalato uno che aveva costruito di notte e nei ritagli di tempo. Era tremendo pensare che non ci fosse più, che non l’avrebbe più rivisto alle prese con i suoi modellini di velieri! A questo pensiero, s’immobilizzò. Balzò dalla poltrona, dove era seduto ed esclamò: -I modellini! Dove sono i modellini?-
 -Dove sono sempre stati, - rispose Amalia -sulle mensole della libreria. -
-Avete guardato dentro di essi? -
 -Dentro di essi? Ma non si può- aveva asserito Alberto – i modellini non si aprono. -
 -E chi te l’ha detto?-                  
 -Nino, ma come vorresti aprire un modellino di veliero? -
 -Sandra, hai detto che tuo marito era genialoide, quindi secondo me, i suoi modellini si possono aprire. -
A questo punto anche Sandra si era alzata e gridava: -Ha ragione! Là dentro! Tuo padre mi ha detto che erano nascosti là dentro! -
Alberto era corso avanti e già si trovava dinanzi alla libreria. Sollevato sulle punte dei piedi, stava prendendo i modellini. Ce ne erano di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Mentre li soppesava, si accorse che due modellini erano più pesanti degli altri, li posò su un tavolo dicendo: - In questi due c’è dentro qualcosa. -
Gli sguardi degli altri s’illuminarono. Rita incitò ad aprirli, anche a costo di distruggerli. Nino era certo che si potessero aprire senza rovinarli. -
 -Sì, ma come?- chiese Sandra.
 -Bisogna esaminarli. In qualche modo tuo padre avrà previsto di aprirli senza distruggerli. -
-E se si trattasse di un lavoro a incastro?- aveva suggerito Alberto.
-Quando ero piccolo, ricordo che papà mi aveva insegnato a costruire dei pupazzi di legno a incastro. -
Nino studiò il primo, lo esaminò attentamente, lo girò tra le mani, lo rigirò e poi lentamente cominciò ad aprirlo, separando la parte superiore incastrata da quella inferiore. Tutti gli occhi erano puntati su di lui e sul modellino. Ne venne fuori un sacchetto pieno di monete.
 -La mia collezione!- esclamò Alberto -Ecco dov’era finita! -
Poi sempre cautamente, Nino applicò la medesima tecnica sul secondo modello di veliero. Ne venne fuori un altro sacchetto contenente i gioielli di Sandra, che disse con le lacrime agli occhi: -Mio marito era proprio un genio! -